2024 chiuso con un’altra prova di maturità e solidità per questo Foggia che, finalmente, sembra essersi ritrovato. 0-0, tanto vento e pochi patemi al “Provinciale” di Trapani nella gara dei tanti ex, su tutti Eziolino Capuano, uscito indenne dalla sfida al suo recentissimo passato, e Peppino Pavone, simbolo di ricordi ormai troppo lontani e di polemiche ancora relativamente recenti. Un 2024 fin troppo particolare, chiuso con sette risultati utili di fila ma colmo di difficoltà, vicissitudini e allenatori, ben cinque, forse un record. Annata iniziata malissimo, col breve interregno Coletti dalle quattro sconfitte su quattro, una crisi soltanto apparentemente irreversibile e l’incubo retrocessione. A togliere le castagne dal fuoco Mirko Cudini, richiamato poche settimane dopo l’esonero e capace di proiettare la squadra fino alla zona playoff, appendice alla portata dei rossoneri fino al crollo delle ultime giornate, il derby perso in casa contro il Cerignola, il k.o. già scritto col Monterosi e quell’undicesimo posto finale emblema di una stagione prima complicata, poi anonima e seguita da un’estate dai mille volti. Maggio e giugno di ansie, la volontà del patron Canonico di lasciare, un tira e molla non adatto ai deboli di cuori, forse un bluff per poi raddoppiare, a poche ore dal gong per l’iscrizione al campionato, in ambizioni ed investimenti. Il fresco Massimo Brambilla in panchina, direttamente dalla Juventus Next Gen, dove poi sarà destinato a tornare, una squadra totalmente rivoluzionata dal ds Mimmo Roma, poi esonerato, ripartita dai baluardi della salvezza Tascone, Millico, Carillo e Salines, l’illusione di una stagione da vertice spezzata praticamente sul nascere: avvio horror, cinque punti nelle prime sei gare, esonero immediato ed in diretta di Brambilla. Poi l’arrivo di Capuano, sergente di ferro, ma forse un po’ troppo, un rapporto mai decollato con lo spogliatoio, nel mezzo la tragedia del 13 ottobre, la morte di quattro giovani tifosi di rientro da Potenza, evento sconvolgente per una comunità intera, stretta nel dolore, e dall’innegabile impatto sul campo e sull’atmosfera, oggi insolitamente spenta, dello “Zac”. Sempre a Potenza le clamorose dimissioni di Capuano, il 27 ottobre dopo il k.o. col Sorrento, propedeutiche alla rivoluzione di Zauri e del ds Leone, arrivati a Foggia, a detta loro, per “risolvere i problemi”, il campo lo sta confermando. L’incubo playout, ripiombato come un anno fa, sembra ormai scongiurato, conquistare un posto ai playoff, dando un senso a questa stagione, sarà la mission del 2025.
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