Con una prova tutta cuore e carattere, l’HDL Nardò Basket supera l’Assigeco Piacenza per 74-70 in un match tiratissimo e ricco di pathos, conquistando due punti pesantissimi in chiave salvezza. Una vittoria che porta i granata a +8 sull’ultima in classifica e che, di fatto, avvicina sensibilmente il traguardo della permanenza in Serie A2, in attesa della certezza aritmetica.
Al Pala San Giuseppe, davanti a un pubblico caloroso e partecipe, il Toro parte forte e chiude il primo quarto avanti 24-13, trascinato da un Mouaha ispirato e da un solido inizio difensivo. Ma come spesso accade nelle sfide salvezza, nulla è semplice. Piacenza reagisce, approfitta di un passaggio a vuoto dei padroni di casa e ribalta l’inerzia nel secondo periodo, chiuso con un parziale di 25-8 che vale il +6 all’intervallo lungo (32-38). Nardò appare frastornato, ma non affonda.
Nella ripresa, la scossa arriva da capitan Iannuzzi con una schiacciata potente che riaccende la squadra. Stewart Jr. e ancora Mouaha riportano in parità il match, ma è un’altalena continua, con le due squadre che si rincorrono punto su punto. Zugno si prende la responsabilità dell’ultimo tiro del terzo quarto e realizza il +1 sulla sirena (52-51), rilanciando i granata.
L’ultimo quarto è una battaglia. Iannuzzi, Smith e Stewart Jr. mettono in campo grinta ed esperienza, mentre Mouaha si carica la squadra sulle spalle nei minuti decisivi. Una sua tripla e un’altra conclusione da sotto portano Nardò avanti di 5 a due minuti dalla fine. Piacenza non molla, accorcia, ma un recupero difensivo di Smith e i due liberi decisivi di Iannuzzi chiudono i conti.
Grande festa sugli spalti, dove i tifosi respirano un lunghissimo sospiro di sollievo. È una vittoria sporca, sofferta, ma dal peso specifico enorme. E lo è ancora di più guardando i risultati dagli altri campi: le sconfitte di Vigevano, Livorno, Cremona e Cento rendono il weekend ancora più dolce per la formazione di coach Mecacci.
Manca forse solo l’aritmetica, ma il primo obiettivo stagionale sembra ormai a portata di mano. E se è vero che le salvezze più belle sono quelle conquistate con fatica, allora Nardò può davvero cominciare a sorridere.
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