Alta tensione tra il ministro della Salute Orazio Schillaci e le Regioni, dopo la lettera inviata dal ministro al presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, in cui definiva “ormai intollerabile” la mancata applicazione del decreto per il taglio delle liste d’attesa. Una presa di posizione che ha scatenato un botta e risposta durissimo, coinvolgendo anche i medici di famiglia, che oggi si schierano con il ministro.
Le accuse reciproche
Le Regioni hanno accusato il ministero di “inerzia” sulla riforma della Medicina generale, che avrebbe potuto incidere sulle liste d’attesa migliorando l’appropriatezza delle prescrizioni e rafforzando il ruolo dei medici di base nelle Case di Comunità. Ma Schillaci replica duramente: “Dopo il vertice a Palazzo Chigi, le Regioni si erano impegnate a presentare un documento. Lo stiamo ancora aspettando”.
Dalla Conferenza delle Regioni, però, arriva “stupore e irritazione”: secondo fonti regionali, il dialogo con il governo è già stato avviato da tempo e la promessa di intervento risale a quasi due anni fa.
I medici dalla parte del ministro
A prendere posizione sono anche i medici di medicina generale. “Siamo con Schillaci – afferma il segretario Fimmg Silvestro Scotti –. L’unica vera inerzia è quella delle Regioni, che sacrificano l’assistenza ai tagli”. Scotti ricorda gli accordi già firmati per introdurre la diagnostica di primo livello negli studi dei medici, “ma i fondi stanziati nel 2019 sono ancora inutilizzati”.
Secondo il leader Fimmg, le Regioni vogliono trasformare il medico di famiglia in un dipendente che lavori in base ai costi e non ai bisogni dei cittadini. “Una visione che respingiamo, pronti a coinvolgere anche la Federazione Nazionale degli Ordini per tutelare l’atto medico”.
Le reazioni politiche
Il dibattito è diventato politico. Il presidente lombardo Attilio Fontana parla di “miglioramenti graduali” nelle liste d’attesa della sua Regione, mentre Vincenzo De Luca (Campania) rivendica “il primato nello smaltimento”. Il M5S definisce “inefficace” il decreto Schillaci, mentre il Pd accusa il ministro di “scaricare la colpa sulle Regioni per coprire i tagli del governo alla sanità”.
Payback sanitario, la Lombardia fa ricorso
A rendere più teso il clima, anche la questione del payback sanitario: la Lombardia ha fatto ricorso al Tar contro il decreto governativo, che ritiene “iniquo” e responsabile di un danno da 130 milioni di euro. L’assessore Guido Bertolaso e il governatore Fontana rivendicano il diritto a “difendersi”, mentre dal Pd arriva l’affondo: “Nel centrodestra regna il caos, ogni giorno uno scontro sulla sanità”.
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